Gli “occhiali” della finanza (d’impresa)

31 Dic 2018

Mai come in questi ultimi anni il tema dell’accesso al credito e in generale della finanza è diventato così cruciale per le imprese, in particolare per quelle italiane italiane. Prima della crisi del 2009 il principale ostacolo era rappresentato dall’entrata in vigore dell’accordo di Basilea 2 (oggi ampliato da Basilea 3), che ha imposto regole più rigide per tutti gli operatori del credito, parametrizzando tra l’altro possibilità di accesso, quantità e costo dei finanziamenti al rischio finanziario specifico della singola impresa, attraverso l’individuazione del cosiddetto rating che è una misura o meglio un opinione sulla solvibilità del richiedente.

Dopo il 2009 la difficoltà di accesso al credito per le imprese si è amplificata oltre che per gli effetti delle  applicazione delle suddette regole, tra l’altro in un contesto recessivo, anche per il forte aumento del costo della raccolta del denaro da parte delle banche stesse, a causa dell’aumento del famoso spread che il nostro Paese deve sostenere e del clima di sfiducia fra le banche stesse a livello europeo che ha fortemente rallentato il mercato interbancario del credito.

Va in ogni caso ricordato che lo scopo per cui sono state emanate e poi adottate dal sistema bancario le regole previste dall’accordo di Basilea 2 (oggi 3) è da ricondurre alla necessità di tutelare maggiormente ed in modo omogeneo il sistema finanziario stesso e in ultima istanza i depositanti.

Da qualche anno quindi gli operatori aziendali, imprenditori e responsabili amministrativi in primis, avrebbero dovuto gioco forza imparare a confrontarsi con il sistema bancario su logiche in parte differenti dal passato, non solo basate su elementi di tipo qualitativo (il prodotto, i mercati, le strategie, la serietà dell’imprenditore) ma anche e soprattutto su fattori di tipo quantitativo (le performances finanziarie storiche e prospettiche, i piani d’impresa, i budget, il controllo di gestione e gli andamentali bancari per citare solo alcuni tra i principali elementi). Tuttavia il nostro sistema industriale e commerciale è composto per la maggioranza di aziende di piccole e medie dimensioni, molto focalizzate sul fronte produttivo, distributivo e del marketing, ma raramente dotate di know how finanziario sufficiente ad anticipare prima e (provare a) ribaltare a proprio favore durante la crisi i forti cambiamenti avvenuti nel corso degli ultimi cinque anni sul mercato del credito. Spesso infatti per le piccole e medie imprese la funzione finanza è assente o resta completamente subordinata alle logiche amministrative e fiscali, con ciò limitando le possibilità di beneficiare di specifiche strategie finanziarie programmate nel medio lungo termine.

D’altro canto abbiamo assistito ad una sempre più alta “finanziarizzazione” dei rapporti fra aziende di grandi dimensioni, e fornitori delle stesse, che in molti casi vengono “pesati” non solo sulla base delle capacità in termini di prodotto, servizio e prezzo, ma anche della solvibilità. Questo sta a dimostrare l’importanza e la validità del monitoraggio dei rapporti di natura economica finanziaria (fornitori strategici, affiliati, partners, clienti principali) basato non soltanto su valutazioni di carattere operativo ma anche mediante l’utilizzo di metodi di analisi più sofisticati.

In questo ambito la novità non è tanto la valutazione del rischio finanziario da parte della grande azienda, cosa che è sempre stata fatta in modo più o meno artigianale, ma semmai il modo, la frequenza e l’importanza che questa valutazione ha assunto nei processi decisionali.

Sulla base dell’importanza che questi due elementi, credit crunch e valutazioni di solvibilità, hanno assunto nell’attuale contesto economico, pubblicheremo una serie di articoli di approfondimento delle logiche e delle metriche con cui gli operatori finanziari (banche, fondi di investimento) valutano le performances finanziarie e la rischiosità delle aziende. Lo scopo di questi approfondimenti è quello di contribuire alla diffusione di cultura finanziaria, troppo spesso assente nelle imprese italiane, e di permettere altresì agli operatori d’impresa di comprendere il linguaggio e il modo di pensare degli investitori finanziari, favorendone un eventuale dialogo costruttivo.

Esamineremo pertanto nei prossimi articoli le aree finanziarie maggiormente rilevanti ai fini di una valutazione di rischio, di business o di azienda, definendo un set di parametri e di metriche in grado di aiutare l’imprenditore a valutare in modo più professionale, dal punto di vista delle logiche finanziarie, la propria azienda o progetto.

 

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