Riposizionarsi sui mercati esteri: una sfida per il food & beverage

05 Mag 2020

La peste del 1346 arrivò in Europa tramite navi veneziane provenienti dall’Asia provocando la morte del 50% della popolazione in pochi anni. La ricostruzione sociale ed economica – partita proprio in Italia – e portata avanti in primis dalla borghesia mercantile, contribuì indirettamente a porre le fondamenta del Rinascimento. Le energie imprenditoriali e il timing sono fondamentali anche oggi.

L’epidemia Covid-19 non è paragonabile alla peste ma gli effetti economici che ne seguiranno saranno massicci. Siamo di fronte ad una “convalescenza” che va affrontata con competenze e strategia facendo leva sulla digitalizzazione, la diversificazione (sia in termini finanziari, del portfolio clienti che delle catene di subfornitura) e l’internazionalizzazione aziendale.

Prepariamoci dunque a mesi complessi, non solo alla luce dell’epidemia, bensì anche di questioni delineatesi prime del virus, che gli effetti della pandemia potrebbero ulteriormente acuire o velocizzare, quali:

  • la disruption della supply chain industriale dovuta a nuove tecnologie produttive (industria 4.0, 3D printing e materiali avanzati), combinata a processi di reshoring dall’Asia
  • la cronica mancanza di liquidità e di investimenti nel posizionamento internazionale da parte delle PMI italiane
  • la rapidissima evoluzione del mercato della grande distribuzione, dell´e-commerce e della logistica transfrontaliera
  • la probabile implementazione di nuove regole sanitarie, in particolare nel settore food and beverages
  • gli effetti di nuovi accordi di libero scambio (per esempio il CETA con il Canada o l´EPA con il Giappone) presenti e futuri
  • le problematiche tariffarie e doganali emerse con gli USA e gli effetti delle elezioni presidenziali del prossimo novembre
  • l’implementazione di Brexit e dei conseguenti effetti transnazionali, in particolar modo in ambito finanziario
  • nuovi trend economici e produttivi alla luce del cambiamenti climatici e del tema della sostenibilità ambientale
  • la rivoluzione in corso nel mercato automotive
  • il rallentamento della locomotiva industriale tedesca e della conseguente diminuzione della subfornitura italiana
  • il calo del prezzo del greggio e di molteplici materie prime

Una volta attenuatasi la presa di Covid-19 le nostre PMI dovranno saper cogliere la chance per riposizionarsi sui mercati esteri, valutando attentamente i tempi e i paesi corretti.

Per esempio, le aziende del settore food dovrebbero iniziare a posizionarsi immediatamente nella grande distribuzione centro/nord europea e nordamericana per riuscire a ritagliarsi fette di mercato da altri competitor mediterranei che stanno iniziando a non poter sostenere la produzione. Gli ordini non mancano. In alcuni segmenti come quello della pasta, alcune aziende hanno triplicato la produzione per far fronte alla domanda della grande distribuzione. Impegni che è possibile fronteggiare grazie agli sforzi messi in campo dai lavoratori e dalla logistica. Una parte dei consumi si sta spostando da ristoranti e locali alle mura domestiche, e quindi la grande distribuzione consentirà di recuperare almeno parte di quanto perso sul canale horeca. L’unica incertezza riguarda l’import di materie prime che procede a rilento.

I dati sull’export del food&wine italiano relativi al 2019 e diffusi dall’Istat il mese scorso hanno tratteggiato uno scenario positivo, precedente alla crisi Covid-19. SI era registrato un nuovo record del fatturato all’estero (44,57 miliardi di euro) con una crescita del 5,3% rispetto al 2018. Un risultato che è il frutto del +6,6% messo a segno dalle bevande e dai prodotti dell’industria alimentare e dal -1,6% invece registrato dall’export di prodotti dell’agricoltura. I primi mercati agroalimentari sono la Germania (con acquisti per 7,2 miliardi, +0,8%), seguita dalla Francia (4,9 miliardi, +4%). Al terzo posto gli Usa (4,6 miliardi, +11,2%) che precedono il Regno Unito (3,4 miliardi +0,7%). Va inoltre registrato nel 2019 il grande balzo in avanti del Giappone (diventato quinto mercato con 1,8 miliardi e un balzo del 65% negli acquisti anche grazie al recente accordo di libero scambi con la Ue). In significativo recupero anche la Russia (591 milioni, +5,8%) e la Cina (476 milioni, +8,6%).

Per fronteggiare la sfida, cogliendone al contempo le opportunità, Obiettivo Valore e Vessel Global hanno sviluppato OV²G. Una joint venture consulenziale pronta a sostenere PMI italiane su molteplici mercati esteri, attraverso una rete di professionisti dislocati su quattro continenti. OV²G assiste PMI su diversi fronti: dall’export e la distribuzione, alla supply chain, fino all´attrazione investimenti o ad operazioni di M&A. Facilitiamo anche il lavoro di agenzie di promozione territoriale e investitori.

Per rimanere aggiornati vi consigliamo il seguente gruppo LinkedIn (Rinascimento Export), mentre per richieste specifiche o di supporto in merito a processi di export/internazionalizzazione siamo a  disposizione al seguente indirizzo mail: ov2g@obiettivovalore.it

 

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